SEGRETI DI STATO (LR Network)
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Thomas Kram, l’uomo dei misteri di Bologna, racconta la sua verità sui suoi legami con Weinrich e Carlos

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Thomas Kram, il terrorista tedesco che si trovava a Bologna il giorno in cui saltava in aria la stazione ferroviaria, esce allo scoperto e parla dei suoi legami con il connazionale Johannes Weinrich e il venezuelano Carlos. In una intervista-fiume, squarcia finalmente il velo sul suo ruolo nelle Cellule Rivoluzionarie e i suoi contatti con il gruppo Separat e l’Fplp di Wadi Haddad e George Habbash, smentendo così tutti coloro che in questi anni hanno cercato di delegittimare o depotenziare alcuni passaggi chiave della sua biografia di terrorista internazionalista, solidale con la causa palestinese.

La parabola eversiva e sovversiva di Kram è ben delineata nel volume “Dossier Strage di Bologna – La pista segreta” (Gabriele Paradisi, Gian Paolo Pelizzaro, François de Quengo de Tonquédec, Giraldi Editore, Bologna 2010, pagg. 393): fino al 25-26 luglio del 2005, il suo nome è rimasto sigillato in uno dei più impenetrabili segreti nella storia della Repubblica. Per 25 anni, nulla si è mai saputo su questo personaggio, sul perché del suo arrivo in Italia la mattina di venerdì 1° agosto 1980 e, soprattutto, sulla sua presenza a Bologna il giorno in cui venne collocata una valigia carica di esplosivo nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria.
Addirittura, per anni la sua identità è stata protetta anche all’interno della banca dati delle nostre forze dell’ordine, essendo schedato come estremista di destra. Chiunque fosse incappato in Thomas Kram sarebbe stato inevitabilmente deviato sul binario della destra eversiva internazionale… A stigmatizzare questa macroscopica incongruenza furono gli analisti dell’allora Sismi quando – alla luce delle novità emerse nell’ambito dei lavori della Commissione Mitrokhin – misero nero su bianco che vi erano precedenti in archivio sul Thomas Kram “terrorista internazionale”, ma nessun riscontro invece sul fantomatico Thomas Kram “estremista di destra”.
Va inoltre ricordato come il fascicolo intestato a Thomas Kram, agli atti del posto di polizia di Ponte Chiasso (dove venne fermato e sottoposto a perquisizione sotto il profilo doganale la mattina del 1° agosto 1980), sia stato distrutto, eliminando così definitivamente la possibilità di ulteriori riscontri investigativi e giudiziari.

Il tedesco, oggi sessantaduenne (è nato a Bochum il 18 luglio 1948), ha risposto alle numerose domande di Andreas Fanizadeh e Christoph Villinger, giornalisti di Tageszeitung. L’intervista è stata pubblicata il 23 ottobre 2010. Pretesto del colloquio, l’uscita del monumentale film (della durata di cinque ore e mezza nella versione integrale) “Carlos – Lo sciacallo” di Olivier Assayas.
Come si ricorderà Thomas Kram, membro fin dagli anni ´70 del gruppo terroristico tedesco RZ (Revolutionären Zellen – Cellule rivoluzionarie), tra il settembre 1979 e il marzo 1980, aveva frequentato l’Università per stranieri di Perugia. La sua presenza era stata segnalata a Verona e a Bologna. Era giunto di nuovo in Italia nella mattinata del 1º agosto 1980 e al posto di frontiera di Chiasso era stato fermato, identificato e perquisito. Dagli atti disponibili, risulta che nella notte tra il 1° e il 2 agosto abbia pernottato in un albergo nel centro di Bologna, trovandosi in città nella mattinata di sabato 2 agosto, giorno della strage.
All’epoca, pur essendo segnalato come sospetto terrorista dalla polizia tedesca, di fatto non è mai entrato nell’inchiesta sulla strage alla stazione. Dal 2 agosto 1980 non sono più state rilevate sue tracce in territorio italiano. Dal dicembre 1987, dopo che era stato emesso dalle autorità della Germania federale un mandato di cattura nei suoi confronti, entrò in clandestinità riemergendo solo nel dicembre 2006, quando il suo nome era ormai noto alle cronache nazionale e internazionali e molti dei reati imputati alle RZ erano caduti in prescrizione. Processato, ha subito una lieve condanna a due anni nel febbraio 2009.
Nel novembre 2005, grazie al lavoro del giornalista e saggista Gian Paolo Pelizzaro e del magistrato Lorenzo Matassa, consulenti della Commissione parlamentare Mitrokhin, la Procura della Repubblica di Bologna ha riaperto un fascicolo per appurare eventuali responsabilità nella strage del 2 agosto del terrorismo palestinese attraverso il braccio operativo del gruppo del terrorista venezuelano Ilich Ramirez Sanchez, meglio noto come Carlos a cui le RZ fornivano parte dei quadri dirigenti e del personale operativo.
Nell’intervista all’agenzia
Tageszeitung, pur restando molto cauto nelle ammissioni, Thomas Kram sembra perlomeno chiarire quali e quanto fossero stretti i suoi legami con le RZ e con i massimi dirigenti del gruppo Carlos, in particolare con Johannes Weinrich (braccio destro del terrorista venezuelano) e Magdalena Kopp (compagna prima di Weinrich e poi di Carlos da cui ha avuto una figlia). Altra novità saliente l’ammissione da parte di Kram di avere incontrato Carlos medesimo almeno 3-4 volte sia a Berlino sia a Budapest (quindi anche dopo il 1979, anno in cui Carlos stabilì nella capitale ungherese il suo quartier generale).
Ad oggi si conosceva solo un incontro avvenuto alla fine di ottobre del 1980 al quale aveva partecipato anche Christa-Margot Fröhlich (terrorista che verrà arrestata all’aeroporto di Fiumicino il 18 giugno 1982 con una valigia piena di esplosivo compatibile con quello usato a Bologna).
Una domanda sorge spontanea: se non ha nulla da temere e da nascondere, perché Kram, oggi così generoso nell’incontrare i giornalisti, si è rifiutato di rispondere alle domande del pubblico ministero di Bologna che indaga sulla pista palestinese?
Abbiamo provveduto a tradurre l’intervista di Kram a
TAZ che pubblichiamo di seguito. Ringraziamo Michael Weiss per la segnalazione e Marcus Köhler per la traduzione.

Se vuoi ammazzare qualcuno gli dai un’arma in mano?”

STORIA CONTEMPORANEA All’inizio di novembre arriverà nelle sale l’epopea monumentale “Carlos – Der Schakal” di Olivier Assayas. Questo spettacolare film d’azione esamina la cooperazione tra gruppi clandestini tedeschi e palestinesi. Thomas Kram, ex-membro delle Cellule Rivoluzionarie Tedesche (RZ), parla per la prima volta con il taz della collaborazione con il gruppo di Carlos negli anni Settanta

Intervista  a  cura di  Andreas Fanizadeh e Christoph Villinger

TAZ:  nel 1975 Ilich Ramirez Sanchez, detto “Carlos”, divenne famoso in tutto il mondo. Un commando da lui guidato prese d’assalto la conferenza dell’Opec a Vienna. In prima linea vi combatté anche un membro delle Cellule Rivoluzionarie Tedesche (RZ). Signor Kram, Lei che fece parte delle RZ, all’epoca ebbe contatti diretti con Carlos?

Thomas Kram: nel 1975 ero appena entrato nelle RZ, e non ero stato informato dell’azione contro l’Opec in precedenza.

Quanti anni aveva allora?

Ne avevo 27. Conoscevo Carlos solo dai media, e non avevo niente a che fare con lui. Più tardi l’ho conosciuto personalmente, quando andai a trovare più volte Johannes Weinrich, dopo che era diventato un fuorilegge, parliamo del 1978-1979.

Ha incontrato Carlos più d’una volta?

Tre o quattro volte. Ogni tanto, quando incontravo Weinrich a Berlino Est o a Budapest, veniva anche lui.

Qual era il motivo di quegli incontri?

Johannes Weinrich e Magdalena Kopp avevano collaborato con le RZ, e alla fine degli anni Settanta si consideravano ancora appartenenti a questa organizzazione. Poiché il nostro legame non era basato soltanto sulla politica, ma anche sull’amicizia, volevo mantenere vivo il contatto con loro, nonostante avessimo ormai delle priorità politiche ben diverse.

All’inizio di novembre uscirà nelle sale tedesche il film “Carlos – Lo sciacallo”. Carlos è interpretato dall’attore venezuelano Edgar Ramirez. Lei ha già visto il film e, inoltre, ha conosciuto Carlos personalmente: Ramirez la convince nel ruolo di Carlos?

È difficile da giudicare, se uno ha visto una persona solo sporadicamente. Per me, Carlos era innanzitutto un fantasma creato dai media. Ciononostante ci sono chiaramente delle cose che ho riconosciuto. Carlos si comportava in modo solidale e responsabile nei confronti di coloro che egli riteneva essere dei rivoluzionari. Era una persona politicamente ben istruita e molto eloquente, ma anche molto risoluta e dominante.

Quindi Carlos era così come viene rappresentato nel film?

Più o meno.

Per incarico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), negli anni Settanta Carlos compì una serie di attentati nell’Europa occidentale. Magdalena Kopp, tedesca proveniente dalle RZ, diventò la sua ragazza e fino alla sua cattura a metà degli anni Novanta Johannes Weinrich fu il braccio destro di Carlos. Come fu possibile questa intensa collaborazione terroristica a livello internazionale negli anni Settanta?

Potrebbe togliere, in questo contesto, il termine “terroristica”?

Perché? Altrimenti come lo definirebbe?

All’interno delle RZ c’era un gruppo piccolo che si muoveva a livello internazionale. Lo faceva per motivi pragmatici. Allo stesso tempo, però, il suo comportamento corrispondeva anche all’idea che tanti militanti di sinistra avevano di se stessi all’inizio degli anni Settanta. Il nostro punto di riferimento erano in generale i movimenti di liberazione anticolonialisti che avevano alzato la bandiera della lotta armata, ma ai palestinesi spettava un ruolo di spicco. Per le RZ la collaborazione con il FPLP era un’espressione di solidarietà internazionale, che dava anche la possibilità di liberare alcuni detenuti politici dal carcere. Ma che noi, per questo motivo, considerassimo corretto anche il modo di combattere delle organizzazioni palestinesi, era praticamente fuori discussione. Dal punto di vista dei palestinesi i dirottamenti aerei come quello del 1976 verso Entebbe sembravano giustificati, perché da profughi non potevano che ricorrere alle forme della lotta extraterritoriale, per far valere le loro pretese.


Il film di Assayas è basato soprattutto su testimonianze dirette così come su atti giudiziari e polizieschi. L’immagine che dà di alcuni tedeschi è quella di persone estremamente fanatiche, come Gabriele Kröcher-Tiedemann durante l’attentato all’Opec del 1975. Lei, cosa ne pensa?

Non conoscevo Gabriele Kröcher-Tiedemann di persona. Nel film lei reagisce prima in maniera aggressiva e poi finisce per scoppiare in lacrime quando si rende conto che l’azione contro l’Opec ha mancato il bersaglio. Non trovo che sia un segno di fanatismo, ma piuttosto di una enorme tensione che improvvisamente si scarica. Lei stessa era stata liberata dal carcere solo pochi mesi prima. Che la maggior parte degli spettatori la vedrà, com’è probabile, in un’altra luce dipende anche dal fatto che il film non cerca di rendere comprensibile quello che succedeva negli anni Settanta.

Ma in piccola parte lo fa: stando al film di Assayas, le armi usate per l’assalto all’Opec furono procurate da diplomatici iracheni. Il venezuelano Carlos e le RZ tedesche sarebbero quindi stati finanziati entrambi da despoti arabi come Saddam Hussein e dal FPLP: Lei cosa ne pensa dal punto di vista di oggi?

Io non so niente degli effettivi retroscena.

Ad ogni modo, Lei pensa che sia plausibile l’ipotesi secondo cui le armi per l’assalto all’Opec sarebbero arrivate tramite gli iracheni?

L’obiettivo dell’azione contro l’Opec era – e questo dal film si può capire – quello di mettere sotto pressione gli Stati arabi reazionari, affinché si occupassero con rinnovato impegno della causa dei palestinesi, dopo che questi erano stati prima scacciati dalla Giordania e poi avversati dai falangisti nel Libano. Perciò posso immaginarmi che ci fosse un interesse da parte degli Stati arabi allora considerati progressisti alla presa in ostaggio dei ministri del petrolio presenti a Vienna. Ma non ne abbiamo mai parlato.

Vuol dire che si svolse un’azione su scala mondiale che andò perfino storta, e voi all’interno non ne discuteste?

Nel 1975 facevo parte di un gruppo regionale delle RZ che si muoveva su un terreno completamente diverso. Perciò, almeno in mia presenza, non si parlava dell’Opec. Cosa c’è da meravigliarsi tanto?

Tutto questo significa che azioni come quella venivano giudicate positivamente?

No, non significa questo. Per un estraneo era difficile capire il senso di tutta l’azione. La cattura degli ostaggi a Vienna fu spettacolare, ma cosa si volle ottenere con essa? Più tardi si sarebbe detto che l’azione contro l’Opec dovette essere interrotta dopo l’atterraggio del commando con gli ostaggi ad Algeri, mancando così il proprio obiettivo. E questo è quanto suggerisce anche il film.

Ciò significa che l’azione non fu approvata in quanto non aveva avuto successo? Quindi all’epoca l’azione contro l’Opec come tale non fu messa in discussione?

Io posso parlare solo per me: l’assalto all’Opec andava al di là del mio orizzonte. E’ vero che a Vienna c’era anche Hans-Joachim Klein, ma non sapevo ancora che lui fosse un membro delle RZ. Nel dicembre del 1975 non ero consapevole di questi fatti. Solo dopo mi sono reso conto d’esserci andato molto vicino. La maggior parte delle RZ non si considerava un’organizzazione socio-rivoluzionaria e non agiva con la logica dei movimenti di liberazione nazionale. Lungi da noi la distinzione tra Stati buoni e malvagi. E questo atteggiamento ci ha portato, in ultima analisi, anche alla rottura con il gruppo intorno a Carlos.

Di quale periodo sta parlando?

Del periodo successivo al fallito dirottamento aereo verso Entebbe nel 1976. Questa azione comune del FPLP e delle RZ aveva come scopo la liberazione di prigionieri dalle carceri israeliane e tedesche. Ma tale scopo non fu raggiunto, e il commando con i membri delle RZ Brigitte Kuhlmann e Wilfried Böse fu annientato. In seguito, le RZ misero in discussione la collaborazione pratica con le organizzazioni palestinesi, così come le forme d’azione quali i dirottamenti aeri.

All’inizio degli anni Settanta, Lei ha lavorato nella cosiddetta Libreria Politica (Politischer Buchladen) a Bochum, come prima anche Johannes Weinrich. Una scena del film fa vedere come Weinrich debba prestare aiuto ad un commando palestinese. Il commando del FPLP tentò di colpire con un missile un velivolo civile israeliano all’aeroporto di Orly. Vi conoscevate bene, Lei e Weinrich?

La prima volta che Weinrich finì in prigione, all’inizio del 1975, pensai che si trattasse di un errore giudiziario; non riuscivo a immaginarmi che lui c’entrasse qualcosa con l’attentato. Conoscevo i testi delle RZ e le azioni di cui si erano dichiarate responsabili, la cui gamma andava dai biglietti contraffatti attraverso gli attentati incendiari contro le auto di locatori strozzini fino alle bombe davanti agli stabilimenti di gruppi industriali come l’ITT. Che le RZ avessero anche un’altra faccia lo si poteva sì leggere fra le righe, ma senza poterne venire a conoscenza. L’altra faccia era completamente inaccessibile. Non se ne discuteva con tutti, ed io questo lo accettai.

Perché lo accettò?

Nelle organizzazioni che operano clandestinamente c’è un contrasto tra la necessità di chiusura da una parte ed il bisogno di trasparenza dall’altra. Tale contraddizione, alla fine, può essere risolta soltanto attraverso la fiducia che dimostri nei confronti delle persone che da più tempo fanno parte del tuo gruppo o che politicamente risultano più esperti di te. All’epoca io non avevo motivo di diffidare di Weinrich, sebbene sapessi di sicuro solo in minima parte di cosa lui si occupasse veramente.

Il film fa vedere molte scene di tedeschi che si trovano nei campi di addestramento palestinesi. Anche Lei ha fatto un percorso di addestramento militare nei campi del FPLP?

All’inizio del 1976, a poche settimane dall’azione contro l’Opec, ebbe luogo un addestramento al quale parteciparono anche delle persone appartenenti alle RZ. Ne parla Magdalena Kopp nel suo libro, e anche Hans-Joachim Klein lo menziona. I resoconti fatti dai singoli partecipanti sul periodo trascorso nel campo di addestramento sono molto diversi tra di loro. Alcuni si sentivano decisamente a loro agio nel campo, giacché nella RFT soffrivano un’ansia continua da persecuzione. Nel campo si relativizzavano, inoltre, tanti problemi che normalmente tormentavano i gruppi armati del mondo occidentale. Perché alla luce dei racconti dei militanti palestinesi che erano in fuga o vivevano in accampamenti, i propri dubbi apparivano banali. Ciò ebbe sicuramente anche un forte impatto sulle idee politiche e spiega, non da ultimo, come mai alcuni si decisero per azioni come quella contro l’Opec o quella a Entebbe. Poi c’erano anche altri che non sapevano cosa farsene dell’addestramento militare, che non riuscivano a capacitarsi della ragione per cui dovessero strisciare carponi sulla sabbia. Qui si scontravano quindi anche mondi diversi.

Weinrich restò il compagno più fedele di Carlos fino alla sua cattura a metà degli anni Novanta. Lei l’ha mai rivisto dopo la scissione delle RZ in una minoranza che continuava a lavorare con Carlos e nella corrente principale del gruppo alla quale Lei apparteneva e che disapprovava tale collaborazione?

A mio avviso non c’è stata una scissione di questo genere. Anche se affermato spesso, si tratta di un falso storico. Direi piuttosto che il dirottamento aereo verso Entebbe nel 1976 scatenò – con la discussione sulla fallita liberazione dei prigionieri – una polemica intorno alle possibili conseguenze che portò a una temporanea rottura. Infatti, temporaneamente vi furono due gruppi all’interno delle RZ che si distinsero per il loro modo di rispondere alla domanda “cosa fare dopo Entebbe?”. Tuttavia il contrasto rimase sul piano teorico, dal momento che la realizzazione del terribile piano di vendetta di una frazione fu per fortuna impedita dall’altra. Il fatto, però, che prima Johannes Weinrich e poi anche Magdalena Kopp si unirono al gruppo che collaborava con Carlos non ha niente a che fare con detto contrasto all’interno delle RZ. Decisivi per la loro scelta furono invece gli sviluppi nella RFT dopo il cosiddetto Autunno Tedesco del 1977, ovvero dopo l’offensiva della RAF e dopo i morti del carcere di Stuttgart-Stammheim. E poi avrà giocato un ruolo sicuramente anche la morte del capo del FPLP Wadi Haddad nel aprile del 1978.

Alla fine degli anni Settanta Carlos mise su un gruppo suo. Lei quando l’ha incontrato per l’ultima volta?

Diciamo che mi incontrai con Weinrich e Kopp. All’inizio degli anni Ottanta ci raggiunse anche Carlos per l’ultima volta e per poco tempo.

Quale fu lo scopo di quell’incontro?

Tra il 1976 ed il 1978, Carlos uscì dal FPLP e creò un gruppo che si chiamava Gruppo dei Rivoluzionari Internazionali. A questo gruppo si erano uniti Weinrich e Kopp. Il suo obiettivo era quello di costruire una rete globale delle organizzazioni armate più svariate. Soprattutto si trattava di darsi un reciproco aiuto logistico. Il gruppo aveva delle basi in vari paesi dell’Est e in diversi Stati arabi.

Lei sapeva che il gruppo di Carlos intratteneva rapporti così stretti con le autorità di quegli Stati?

Non lo sapevo, ma non riuscivo neppure ad immaginarmi che il gruppo potesse avere tanta libertà di manovra senza ricevere un’adeguata copertura da parte di alcuni Stati. A tale riguardo, le valutazioni mie e di Weinrich erano assai differenti. Infatti all’epoca, Johannes Weinrich pretendeva ancora di essere un membro delle RZ, considerandosi un rappresentante delle RZ nel gruppo di Carlos, il che era in forte contrasto con le discussioni che allora si facevano all’interno delle RZ.

Alle fine degli anni Settanta, inizio anni Ottanta, le RZ stavano per riorganizzarsi, per riformulare la loro politica, e contemplavano anche il ritiro dalla rete internazionale, dal momento che volevano ricominciare a interessarsi di più alle lotte sociali nella Repubblica Federale Tedesca, al movimento contro le centrali nucleari, all’occupazione abusiva di edifici, al movimento femminista. In parecchi avevano abbandonato il gruppo in seguito agli sviluppi tra il 1976 e il 1978. Altri erano finiti in galera, “si erano bruciati”, erano diventati clandestini o erano morti. Solo in pochi avevano ancora i vecchi contatti. Pertanto non è che pia illusione quando l’attore che interpreta Weinrich nel film dice di avere alle spalle più o meno 40 membri delle RZ. Era vero il contrario: il gruppo rifondato aveva interrotto questi contatti.


Le Cellule Rivoluzionarie abbandonarono quindi l’idea della lotta antiimperialista internazionale, commettendo da allora meno attentati spettacolari sul territorio nazionale. Ma dopo il disastro della fase iniziale e gli attentati tendenzialmente antisemiti, non ci fu nessuno alla fine degli anni Settanta che semplicemente chiedesse di sciogliere il gruppo?

Sì, ci furono anche quelle voci. Il mio discorso, però, verteva sulla continuità dei gruppi armati, sulla tesi che essi sono in grado di autocorreggersi e non sono destinati, come spesso si afferma, a finire per forza nell’escalation militare. Per motivi personali non interruppi del tutto il contatto con Johannes Weinrich e Magdalena Kopp. Ma il conflitto con loro andava inasprendosi. La loro idea di un gruppo che agisse nel vuoto, e che dipendesse quindi se non altro dalla “tolleranza statale”, era in netto contrasto con la visione socio-rivoluzionaria delle RZ. E’ vero che il gruppo di Carlos tentò inizialmente di mettere l’uno contro l’altro i vari “Stati tolleranti” per salvare in tal modo la propria autonomia. Ma non mi convinse questa tattica, e poi non funzionò neanche.

Kopp e Weinrich agivano in ambito arabo, parlavate di Israele?
No, non se ne parlava quasi mai. Io continuavo a non capire l’orientamento politico del gruppo di Carlos. La nuova RZ aveva abbandonato l’antisionismo piatto degli anni Settanta.

Hans-Joachim Klein, uno degli attentatori di Vienna, ha una parte molto autocritica nel film di Assayas. Klein aveva lasciato le RZ negli anni Settanta, e solo nel 1998 fu rintracciato e arrestato in Francia. Come Le sembra la sua rappresentazione filmica?

Dopo il suo arresto nel 1998, contrariamente a tutte le promesse che aveva fatto prima, non esitò a deporre pesantemente a carico di un ex compagno di lotta per migliorare la propria situazione. Il film di Assayas mostra una figura idealizzata di Klein. Di tutti i membri delle RZ che appaiono nel film, Klein è l’unico a non aver perso né la ragione né la morale, l’unico ad avanzare presto dei dubbi sulle operazioni contro l’Opec e di Entebbe. Peccato che non l’abbia mai fatto all’interno delle RZ! Sostiene di non averlo potuto fare perché gli sarebbe costata la testa. Una scena del film ambientata in Val d’Aosta fa pensare che ci fosse un piano per ucciderlo. Ma in quel momento aveva ancora il totale appoggio delle RZ. La pistola che mandò allo Spiegel nel aprile 1977, se l’era fatta portare poco prima da un collaboratore delle RZ. Se vuoi ammazzare qualcuno gli dai un’arma in mano?

D’altronde si sa che il gruppo di Carlos ha fatto fuori anche altre persone che si credeva essere dei traditori.

Eppure lui non voleva lasciare il gruppo di Carlos, anche perché non esisteva ancora nel 1977, ma il FPLP di Wadi Haddad.

Perché, il FPLP non li ammazzava i traditori?

Carlos, perlomeno, riuscì ad abbandonare l’operazione “Outside” del FPLP senza essere ammazzato.

Quindi Lei pensa che tutto fosse veramente solo una proiezione paranoide di Klein?

Io credo che Klein avrebbe potuto scegliere un’altra strada previo accordo con il FPLP e le RZ. Invece ha voluto mettere in scena la sua fuoriuscita con l’aiuto degli Spontaneisti di Francoforte e dello Spiegel. A Francoforte c’era all’epoca un ambiente spontaneista che dapprima aveva simpatizzato con le RZ. Anche questa gente aveva avuto delle brutte esperienze con la propria militanza nel 1976, per cui esortò le RZ “a deporre le armi”, utilizzando Klein per la sua critica ai gruppi armati.

Negli anni Ottanta le RZ si rivoltarono espressamente contro l’antiamericanismo e il troppo semplice antiimperialismo di sinistra. Allo stesso tempo, però, coprivano i loro (ex) compagni di lotta che lavoravano per i gruppi terroristici palestinesi. Come si conciliano le due cose?

Avremmo dovuto prendere pubblicamente le distanze dalle persone? E come avremmo potuto prenderle senza servire la parte sbagliata? Le RZ presero un’altra decisione: interruppero tutti i contatti, cercando allo stesso tempo di definire in modo inequivocabile la propria linea di condotta. Questo è quanto emerge chiaramente da una serie di testi delle RZ, cioè dal Revolutionäre Zorn 6, dal documento sul movimento per la pace, ecc.

Nel 1991 un gruppo delle RZ pubblicò il documento “Gerd Albartus ist tot” (Gerd Albartus è morto), dando così notizia dell’assassinio di un ex compagno di lotta, Gerd Albartus, ucciso nel 1987 per mano dei palestinesi ovvero del gruppo di Carlos. Signor Kram, si dice che Lei abbia redatto il documento. Perché ci vollero quattro anni prima che il Suo gruppo reagisse all’omicidio di Albartus?

Perché noi stessi venimmo a sapere della sua morte solo anni dopo. Gerd Albartus era andato a Damasco per incontrare il gruppo di Carlos. Visto che non ritornava dal suo viaggio, avevamo dato per scontato che lui fosse scappato, anche perché nello stesso periodo era stata intensificata la caccia ai membri delle RZ nella RFT.

Ci sono degli indizi sul perché sia stato ucciso?

Un motivo – confermato dalla Kopp a più riprese e con diverse varianti – è che Albartus continuava a servirsi di alcuni contatti nella Stasi dopo che il gruppo di Carlos era già da tempo diventato una presenza non gradita nel blocco dei Paesi comunisti, per cui era considerato un traditore. Stranamente Gerd organizzò la fuga di Magdalena dalla Germania nel 1985 proprio attraverso i Paesi comunisti. Inoltre si dice che lui facesse delle ricerche poco accurate e malversasse denaro. E poi anche la sua omosessualità! Sarà lecito pensare che nei gruppi che hanno perso il contatto con la realtà sociale, qualsiasi comportamento anticonformista sia sospetto e venga nel peggiore dei casi punito. Nel 1990, a causa della morte di Albartus, ricominciammo a discutere di Entebbe e dell’Opec, e questo dibattito ci spinse a fare un bilancio critico di tutta la politica delle RZ in generale.

Le RZ si sciolsero poi all’inizio degli anni Novanta. Il gruppo di Carlos non sarebbe potuto esistere senza la logistica degli Stati del blocco orientale e senza il sostegno delle dittature arabe. Ciò vale anche per voi, la cosiddetta banda dei guerriglieri del dopolavoro, che costituiva l’ala di maggioranza di codesto gruppo armato nella vecchia Repubblica Federale Tedesca?

Uno dei risultati della discussione all’inizio degli anni Ottanta fu che le RZ misero in piedi una propria logistica completamente autonoma. Volevamo renderci indipendenti da tutti i contatti che non riuscivamo a valutare bene. In parte, la rottura consisteva proprio in quello.

Quindi Lei non ebbe altri contatti con la DDR o con altri Stati del blocco orientale?

No, per fortuna, perciò non sono stato scovato e catturato dopo il 1989-90. Per molti anni sono sparito dalla circolazione, e nel 2006 mi sono costituito volontariamente, dopo che le sentenze del processo berlinese contro le RZ erano passate in giudicato. Mi sentivo come il fossile di una storia che era giunta alla sua fine in questo modo.

Il 4 novembre uscirà il film su Carlos. Lei cosa ne pensa?

A prima vista il film risulta difficilmente attaccabile; è avvincente e dà l’impressione di attenersi ai fatti. Tuttavia molte cose sono sbagliate: Klein non era l’unico pensatore sincero e critico delle RZ, e le donne disponevano di possibilità ben diverse dal fanatismo, dalla durezza e dall’arte della seduzione. Purtroppo Assayas giudica gli anni Settanta secondo parametri odierni, facendo pochissimi sforzi per captare l’atmosfera di quel periodo. Ma soprattutto lascia intendere che tutto ciò che nasce come utopia debba prima o poi finire nel terrore. Chi baserà il proprio giudizio unicamente sul film, riterrà che la storia delle RZ sia un autentico orrore. Ma non lo è. Pertanto mi augurerei che la gente vedesse il film come stimolo per approfondire l’argomento e andare a fondo delle cose. Della parte più importante della storia delle RZ non si parla proprio, e comunque non è possibile parlarne attraverso la figura di Carlos.

Gian Paolo Pelizzaro, Gabriele Paradisi & sextus empiricus




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