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ESCLUSIVO – Strage di Bologna. Commissione Mitrokhin, dentro la fabbrica dei falsi

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A quest’ultima categoria, la più subdola perché difficilissima da individuare, appartiene il capitolo dedicato a Thomas Kram – il terrorista tedesco recentemente iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Bologna per la strage del 2 agosto 1980 – nel “Documento conclusivo sull’attività svolta e sui risultati dell’inchiesta”, presentato dai commissari di centrosinistra della Commissione Mitrokhin il 22 marzo 2006 (prot. n° 4236 – nel frontespizio la data riportata è 23 marzo 2006). Questa relazione venne terminata un mese esatto dopo il deposito della “Relazione sul gruppo Separat e il contesto dell’attentato del 2 agosto 1980”, firmata da Gian Paolo Pelizzaro e Lorenzo Matassa, nella quale – per la prima volta – veniva esaminato il ruolo dell’organizzazione terroristica capeggiata da Carlos e, in particolare, quello di Kram come militante delle Revolutionäre Zellen (RZ – Cellule rivoluzionarie) arruolato nel 1979 nel gruppo Separat e il loro possibile coinvolgimento nei fatti di Bologna.

Nel nostro libro “Dossier strage di Bologna – La pista segreta” (Giraldi Editore, Bologna 2010) avevamo già ampiamente smascherato la manipolazione del testo del telex riguardante l’arrivo di Kram in Italia la mattina di venerdì 1° agosto 1980, inviato dall’allora dirigente del posto di Polizia di frontiera di Chiasso Emanuele Marotta, alle Questure di Como e Milano e all’Ucigos.

Riannodiamo i fili dell’imbroglio.Il telex spedito dalla frontiera italiana di Chiasso

Il testo del telex originale recita: «Con treno 307 delle ore 12.08 legali odierne entrato Italia diretto Milano cittadino tedesco Kram Thomas Michael nato 18.7.1948 Berlino et residente Bochum (Germania) Pilgrimstr nr.44, munito carta identità tedesca nr.G7008331 rilasciata Bochum 25.3.1975. Predetto iscritto R.F. [Rubrica di Frontiera, nda] formula 5 et 6/R est stato sottoposto at perquisizione sotto aspetto doganale con esito negativo. Medesimo est qui giunto con treno nr.201 delle ore 10.30 legali proveniente da Karlsruhe».

La meccanica relativa allo svolgimento dei fatti relativi all’ingresso in Italia di Kram era stata riassunta in modo chiaro e inequivocabile dal commissario di polizia Marotta nel suo rapporto agli organi centrali dell’antiterrorismo di Roma. Ma nel “Documento conclusivo” dei commissari di centrosinistra, con un ambiguo e quasi impercettibile gioco di parole, la dinamica dei fatti veniva alterata in modo strutturale, invertendo i treni con cui Kram era giunto dalla Germania e ripartito per Milano e i luoghi (Chiasso e Milano).

Il “Documento conclusivo” presentava falsandolo, infatti, il testo del telex in questo modo: «Con il treno n. 307, alle ore 12.08 legali, Kram è entrato in Italia diretto a Milano; è munito di Carta d’identità tedesca nr. G7008331 rilasciata a Bochum 25.3.75; è stato sottoposto a perquisizione con esito negativo. È giunto a Milano con treno nr. 201 delle ore 10.30 legali proveniente da Karlsruhe».

Era dunque bastato cambiare una preposizione («delle» al posto di «alle») creare con due virgole aggiunte l’inciso «alle ore 12.08 legali» e cambiare il «qui» del testo originale (che si riferiva a Chiasso) in «Milano», per rendere indeterminata la durata della perquisizione (che si protrasse in realtà per un’ora e mezza, dalle ore 10.30 alle 12.08 del 1° agosto 1980). Questa manipolazione aveva permesso a Kram di raccontare al manifesto, nell’intervista pubblicata il 1° agosto 2007, di aver mancato un presunto appuntamento che aveva a Milano con un’amica e di aver poi perso tutte le coincidenze per Firenze, seconda meta del suo viaggio in Italia. E per questo, ha sostenuto Kram, fu costretto a fermarsi a Bologna la notte tra il 1° e il 2 agosto 1980.

Il fatto che Kram (dopo il suo arrivo a Chiasso con il treno 201 delle ore 10.30, proveniente da Karlsruhe, e dopo la perquisizione «sotto l’aspetto doganale e segnalazione per riservata vigilanza», subita sempre a Chiasso da parte della polizia italiana poiché il suo nome era inserito nella Rubrica di Frontiera dal 12 maggio 1980) prese il treno 307 delle 12.08 diretto a Milano è stato, in poche parole, sostituito dalla falsa circostanza secondo la quale il tedesco sarebbe entrato in Italia “alle” 12.08 con il treno 307 diretto a Milano e solo in un secondo momento avrebbe subito la perquisizione da parte della polizia. Lasciando, come detto, in uno stato di complessiva indeterminatezza il ciclo di eventi successivi al suo arrivo.

Come vedremo più avanti, Kram spiegò proprio in questo modo (“mi trattennero per ore”) – nell’intervista pubblicata dal Manifesto – la sua comparsa a Bologna il giorno della strage, gettando sulla polizia italiana il biasimo per avergli fatto fare tardi a quel fantomatico appuntamento a Milano. Insomma, non un’azione studiata e premeditata, ma una banale e sfortunata concatenazione di eventi doveva spiegare la sua presenza in città il giorno della strage.

Su questo dato ruota uno dei perni centrali della nuova inchiesta.

Ora emerge una ulteriore manipolazione sul ruolo di Kram. Rileggendo con attenzione i documenti originali a suo tempo acquisiti dalla Commissione Mitrokhin (li abbiamo ritrovati presso gli archivi del BStU, Bundesbeauftragte für die Stasi-Unterlagen, l’istituto federale di Berlino che gestisce il patrimonio documentale della Stasi) abbiamo la conferma dell’esistenza di un altro falso contenuto nel “Documento conclusivo” depositato dai commissari di minoranza il 22 marzo 2006. Questa volta, l’alterazione riguarda l’appartenenza di Kram al gruppo “Separat” e cioè all’organizzazione terroristica capeggiata da Carlos, responsabile fra l’altro di numerosi attentati su treni e stazioni ferroviarie francesi.

L’appartenenza di Kram all’organizzazione di Carlos, nonostante fosse stata ampiamente documentata dalla Relazione Pelizzaro-Matassa del 23 febbraio 2006, è sempre stata pervicacemente negata dai commissari di centrosinistra, i quali sempre nel loro “Documento conclusivo” a pagina 238 scrivevano: «Le maggiori informazioni sul Gruppo Carlos e i suoi componenti provengono dai servizi dell’Est. […] In questa sede, occorre comunque sottolineare che l’origine di tali informazioni deriva dal fatto che – come si evince da un rapporto dell’MfS datato 18 marzo 1981 – i servizi segreti tedeschi, ungheresi e cechi monitoravano gli spostamenti e le attività del gruppo Carlos nei tre paesi. Questa operazione è denominata “Separat”. La base principale del gruppo terrorista era in Ungheria, a Budapest dove Carlos risulta aver soggiornato dal 1979 al 1985. Pertanto, dal servizio segreto di questo Paese provengono informazioni inerenti il gruppo Carlos: organigramma dell’organizzazione, collegamenti con altri gruppi terroristici, rapporti con servizi segreti, organizzazione, modus operandi. In base a tali informative, il nome di Thomas Kram non risulta inserito tra i principali quadri del Gruppo Carlos né tra i dirigenti né tra i componenti come, al contrario, risultano Weinrich, Fröhlich e Kopp».

Ebbene, il documento dell’MfS (il Ministero per la Sicurezza dello Stato della Ddr) del 18 marzo 1981, citato come riscontro della “non appartenenza” di Kram al Gruppo Carlos, ad una consultazione diretta dell’originale, afferma l’esatto contrario. A pagina 3 del rapporto redatto dai funzionari della Stasi, fra i “membri fissi” di “Separat” compare proprio: «Kram, Thomas, nato il 18.7.1948 a Berlino. Residente a Bochum, Wohlfahrtstraße 98» (MfS – HA, XXII, nr. 19309, BStU pp. 34-36 – il documento originale, riprodotto in basso alla fine dell’articolo).
Chiaro e inequivocabile. Il testo originale della polizia segreta della Ddr, nella sua scarna sinteticità, non offre alcuna possibilità di fraintendimento o interpretazione.

Ma nonostante la chiarezza burocratica dei funzionari della Stasi che avevano in carico la pratica “Separat”, nel già citato “Documento conclusivo” firmato da 17 tra deputati e senatori di centrosinistra e depositato agli atti della Commissione bicamerale d’inchiesta sul dossier Mitrokhin si afferma, in termini lapidari, l’esatto contrario. Non si tratta di un errore materiale, ma di una falsificazione molto grave. Per fare un esempio, sarebbe come, alterando il contenuto dei rapporti dell’Antimafia, si negasse l’appartenenza di Bernardo Provenzano a Cosa nostra.

Ed è proprio su questa catena di falsi che viene offerta a Kram una scorciatoia per stornare da sé ogni sospetto. Qualcuno, (non sappiamo chi) ha lavorato di fino per alterare il contenuto di alcuni atti originali e fondamentali delle polizie italiana e tedesco-orientale. Questo lavoro è servito a chi ha poi preso contatto con Kram subito dopo il suo ritorno alla vita legale dopo 26 anni di irreperibilità e 19 di latitanza per metterlo in allerta sulle gravi novità sul suo conto che stavano emergendo in Italia a partire dal luglio del 2005 e per tenerlo aggiornato sull’evolversi della situazione.

Sarà una coincidenza, ma, il 4 dicembre 2006, meno di nove mesi dopo il deposito in Commissione Mitrokhin del “Documento conclusivo” dei commissari di centrosinistra, Kram riemergeva dall’anonimato, consegnandosi alle autorità della Repubblica federale di Germania. Altra coincidenza, otto mesi dopo, il 1° agosto 2007, il quotidiano di sinistra il manifesto pubblicava l’intervista al tedesco nella quale veniva rievocato il suo viaggio in Italia quel 1° agosto del 1980 e fornita una spiegazione pacifica alla sua “fortuita” presenza a Bologna il giorno della strage. Per costruire la sua autodifesa, Kram prende spunto proprio dalle manipolazioni operate sui contenuti dei documenti originali presenti nel “Documento conclusivo” di minoranza della Mitrokhin, partendo proprio dall’inversione degli orari operata sul telex del commissario Marotta.

La circostanza ha dell’incredibile. Kram, in quella “provvidenziale” intervista, nel fornire il suo alibi per il 2 agosto, faceva esplicito riferimento agli orari manipolati ricavati dal telex della polizia italiana del 1° agosto 1980 ed evitava di buon grado di spiegare il suo ruolo all’interno di “Separat”. Proprio così. L’estremista tedesco, ex membro a pieno titolo del gruppo “Separat”, non si affidava ai suoi ricordi e alla sua memoria, ma alle risultanze del lavoro svolto dai commissari di centrosinistra della Commissione Mitrokhin: «Arrivato a Chiasso il primo agosto “alle 12,08 legali’, secondo le note della polizia riportate dalla relazione di minoranza della Mitrokhin, mi fecero scendere dal treno. […] Mi trattennero per ore».

L’emergere di queste manipolazioni apre pesanti interrogativi sull’attendibilità del “Documento conclusivo” di minoranza del 22 marzo 2006 e getta una luce inquietante su chi, a partire dalla stesura di quella relazione, ha – direttamente o indirettamente – fornito aiuto, appoggi e collaborazione al terrorista tedesco al fine di tenerlo il più possibile lontano dall’epicentro dell’attentato del 2 agosto.

Di certo, chi lo ha informato dello stato dell’arte, con la sua sapiente “consulenza” gli ha fornito una serie di elementi vitali per rendere in qualche modo credibile e innocua la sua inquietante presenza a Bologna il giorno della strage.

Da regolamento, una Commissione d’inchiesta parlamentare può svolgere indagini ed esami «con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’Autorità giudiziaria». E cioè, i parlamentari, nel loro ruolo di commissari di un organismo di inchiesta, agiscono come pubblici ufficiali, nel pieno rispetto delle norme del codice penale e civile.

A questo punto, sarebbe utile che qualcuno dei 17 ex commissari di minoranza della Mitrokhin che hanno firmato il “Documento conclusivo” del 22 marzo 2006 [i parlamentari Valter Bielli, Lino Duilio, Francesco Giordano, Luigi Marino, Giampaolo Zancan, Gabriele Albonetti, Francesco Carboni, Mario Cavallaro, Cinzia Dato, Oliviero Diliberto, Costantino Garaffa, Mario Gasbarri, Loris Giuseppe Maconi, Giuseppe Molinari, Gianni Nieddu, Andrea Papini, Erminio Angelo Quartiani] spieghi pubblicamente la genesi del capitolo del loro “Documento conclusivo” riguardante la figura di Thomas Kram e il suo possibile coinvolgimento nella strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Sarebbe un atto di responsabilità e trasparenza molto importante per sgombrare il campo, una volta per tutte, dagli equivoci e dalle mistificazioni.

ECCO IL DOCUMENTO DELLA STASI




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