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La strana difesa di Carlos

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Ilich Ramirez Sanchez detto Carlos

Ilich Ramirez Sanchez detto Carlos

Davanti ai sette magistrati che compongono la Corte d’Assise Speciale, il terrorista venezuelano negli ultimi giorni ha esposto la sua interpretazione degli attentati per cui è chiamato alla sbarra.

Relativamente all’attentato della rue Marbeuf (vedi Scheda) con argomenti che hanno suscitato la sua stessa ilarità ha scagionato Christa Margot Fröhlich (vedi Scheda), accusata di essere la persona che noleggiò a Lubiana e portò a Parigi, l’Opel Kadett arancione immatricolata in Austria. Auto che scoppiò davanti alla sede del giornale filoirakeno e antisiriano Al Watan al-Arabi causando una vittima.

Carlos ha dichiarato che l’attentato fu opera dei servizi siriani. Nessuno in effetti ha mai dubitato di una corresponsabilità siriama, ma è pure noto che il gruppo Carlos era finanziato e armato dal regime di Hafez el-Assad, così come da quello di Muhammar Gheddafi, per i quali compiva e non solo per riconoscenza sanguinose azioni.

Per Carlos dunque la Fröhlich non ha “niente a che vedere” con l’attentato del 22 aprile 1982, ma la successiva, improbabile “difesa” della compagna tedesca nella quale egli si è arrampicato, ha sicuramente depotenziato le sue argomentazioni. Infatti Carlos, sorridendo, ha affermato che quando la Fröhlich fu arrestata a Fiumicino il 18 giugno 1982 (vedi articolo su Fröhlich) con una valigia Delsey contenente 3,5 chilogrammi di esplosivo, detonatori, sveglia e batterie, si era trattato solo di un tragico scambio.

Avevamo molte valigie. In effetti, la Fröhlich doveva consegnarne una con piccoli materiali di logistica ai palestinesi, ma si è sbagliata e ha preso con sé un’altra valigia che non era destinata a lei”. “È  colpa mia!”, ha concluso Carlos. Dunque Christa Margot ha trascorso sei anni e quattro mesi in carcere solo per un errore, un banale scambio di valigie come nelle migliori commedie degli equivoci. Inutile dire che questa maldestra giustificazione per l’episodio del 1982 rende molto più debole anche il tentativo di dimostrare l’estraneità sua e della Fröhlich sui fatti di rue Marbeuf.

Per quanto riguarda gli attentati del 31 dicembre 1983 alla stazione di Marsiglia (vedi Scheda) e al Tgv a Tain l’Hermitage (vedi Scheda), Carlos ha accusato i Gal (Grupos Antiterroristas de Liberación). Attivi dal 1983 al 1987 i Gal erano una formazione illegale costituita da funzionari del governo spagnolo, all’epoca retto dal socialista Felipe Gonzales (Psoe), ministro dell’Interno José Barrionuevo. I Gal avevano la missione di combattere l’Eta (Euskadi Ta Askatasuna, Patria Basca e Liberta) soprattutto in territorio francese, retroguardia dei militanti armati baschi. Per le attività dei Gal, che portarono all’eliminazione di almeno una trentina di militanti dell’Eta, si parlò espressamente di “terrorismo di Stato”.

Secondo uno degli avvocati di Carlos, Francis Vuillemin, solo quattro settimane prima del doppio attentato del 31 dicembre 1983, la polizia francese aveva segnalato che i Gal stavano preparando un attacco contro “una stazione ed un treno”. Un annuncio simile “è molto più e molto meglio di una rivendicazione”, ha aggiunto Vuillemin, ma “l’informativa fu dimenticata”. L’altro avvocato di Carlos, sua moglie Isabelle Coutant Peyre, ha ribadito che gli investigatori abbandonarono “troppo presto” la pista dei GAL.

Per l’accusa, l’avvocato generale della Procura Olivier Bray, ha liquidato le tesi di Carlos, definito un “affabulatore”, sottolineando che i GAL all’epoca non “erano sufficientemente forti da organizzare questi attentati”. Viceversa vennero prese in considerazione le rivendicazioni di matrice araba fatte giungere il 2 gennaio alle agenzie di stampa dall’Organizzazione della Lotta armata araba che dichiarava gli attentati in Francia la risposta agli attacchi aerei dell’esercito francese contro una base sciita pro-iraniana a Baalbek in Libano.

Il 3 gennaio 1984 inoltre, due lettere manoscritte inviate da Berlino ovest all’Agenzia France Presse ed alla Associated Press confermarono quella pista. “Quella rivendicazione ci sembrò la più plausibile”, ha affermato il testimone  Alain Helfrich, poliziotto in pensione, che ha ricordato poi come le indagini abbiano dimostrato che quelle due lettere furono scritte a mano da Carlos in persona.




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