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Delitto Verbano, la procura di Roma riapre il caso e spunta il DNA

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verbanoSono almeno due i nuovi indiziati per l’omicidio di Valerio Verbano, il diciannovenne della sinistra extraparlamentare freddato, il 22 Febbraio del 1978 nell’abitazione che condivideva con i genitori, da estremisti vicini ai NAR con un colpo di pistola alla schiena.

Secondo l’ipotesi investigativa della procua romana e del Ros dei Carabinieri, i due militanti della destra eversiva facevano parte di un nuovo gruppo che proprio con l’esecuzione di Valerio Verbano voleva accreditarsi agli occhi dei Nar di Giusva Fioravanti e Frabcesca Mambro. Infatti, proprio perchè all’epoca non fu possibile ricondurre l’appartenenza degli assassini di Verbano ad un’organizzazione eversiva riconoscibile, l’inchiesta si chiuse sostanzialmente con un nulla di fatto e ne fu dichiarata l’archiviazione “per essere ignoti gli autori del reato”.

Oggi forse, dopo ben 31 anni, siamo ad una svolta decisiva, benchè non ancora indagati, dei sospettati ci sarebbero due identikit aggiornati e di uno di loro presto si potrebbe ottenere anche un profilo del DNA. Possibilità, questa, che si presenta grazie al ritrovamento, nella polvere dell’ufficio “Corpi del reato” del Tribunale di Roma, del silenziatore artigianale utilizzato con la pistola ritrovata sul luogo del delitto, dunque i RIS cercheranno di isolare ed estrarre le tracce buiologiche presenti sulla parte interna del nastro adesivo che ha avvolto il silenziatore durante questi lunghissimi 31 anni e tracciare il profilo del DNA che risulterebbe fondamentale per la quadratura del cerchio alle nuove ipotesi investigative a cui il procuratore aggiunto Pietro Saviotti, il pm Erminio Amelio e i Ros stanno lavorando da quasi due anni.

Secondo le indagini, uno dei due indiziati vivrebbe in Brasile, mentre l’altro sarebbe ancora in Italia e si tratterebbe di un insospettabile professionista. Dei due è stata ricostruita la storia di militanza violenta che ha terribilmente segnato, fra il 1976 e il 1983, il cosiddetto triangolo dell’odio politico romano rappresentato dai quartieri Trieste-Salario, Talenti e Montesacro dove in quegli anni sono stati commessi ben nove omicidi di matrice politica: furono assassinati i magistrati Vittorio Occorsio e Mario Amato, gli studenti Stefano Cecchetti, Francesco Cecchin, Luca Perucci e Paolo di Nella, il poliziotto Franco Evangelista, il fattorino Angelo Mancia e, appunto, Valerio Verbano. In questo contesto caratterizzato dalla logica del “colpo su colpo”, secondo la quale l’esecuzione di un compagno andava vendicata con il sangue di un camerata e viceversa, gli assassini di via Monte Bianco agiscono da “cani sciolti” alla ricerca però di una cooptazione con i NAR, muovendosi con violenza ma anche pianificando con criterio il loro atti delittuosi. E’ stato individuato anche uno dei luoghi in cui cominciarono a formarsi, si tratta della scuola professionale per sommozzatori “Marco Polo” dagli archivi della quale è stato recuperato l’elenco degli iscritti ai corsi del 1980. Valerio Verbano conosceva i suoi sicari perchè aveva annotano, in un gigantesco archivio custodito nella sua abitazione e ritrovato dagli inquirenti dopo l’omicidio, identità e volti dei militanti della destra eversiva che agiva in quel triangolo della violenza politica.

Gli inquirenti sono anche convinti che Verbano non rappresenta l’iniziazione della militanza politico-criminale degli indiziati che con ogni probabilità, visto che erano a volto scoperto e le loro descrizioni sovrapponibili oggi a quelle degli assassini , già il 30 Marzo 1979 tentarono la stessa azione omicidiaria contro un altro militante dell’estrema sinistra, Roberto Ugolini. Anche in quell’occasione si fecero aprire dalla madre del giovane presentandosi come amici, ma Ugolini fiutò l’agguato e riusci a sottrarsi alla ferocia degli assassini che riusciro a fare fuoco ma a colpirlo soltanto alle gambe.

Fonte per SegretiDiStato.eu: Repubblica.it

 

 

 




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