Parigi avrebbe dato disponibilità a trasferire la documentazione fino ai primi anni Novanta. La Procura di Roma valuta il ritiro della richiesta di archiviazione
A pochi giorni da un passaggio decisivo per l’inchiesta sulla strage di Ustica, arriva dalla Francia una disponibilità che potrebbe riportare nuovi documenti al centro delle indagini. Le autorità francesi, a quanto si apprende, hanno comunicato di essere pronte a trasferire all’Italia la documentazione relativa alla vicenda, compresi atti che risalgono fino ai primi anni Novanta.
Tra il materiale ci sarebbe anche documentazione del ministero della Difesa francese, che potrebbe essere collegata alle rogatorie inviate all’epoca dalla Procura di Roma. La disponibilità di Parigi è stata formalizzata in una nota dell’ambasciata francese trasmessa al ministero degli Esteri italiano e, attraverso la Presidenza del Consiglio, arrivata al ministero della Giustizia e quindi alla Procura di Roma.
Nella comunicazione viene inoltre assicurata la disponibilità a rispondere a eventuali ulteriori richieste che dovessero essere formulate dalle autorità italiane.
La novità arriva alla vigilia dell’udienza davanti al gip prevista per mercoledì 30 settembre, quando dovrà essere esaminata l’opposizione alla richiesta di archiviazione. La Procura di Roma sarebbe orientata a ritirare la richiesta.
I fascicoli interessati sono due, entrambi contro ignoti, aperti rispettivamente nel 2008 e nel 2022 dai pm di piazzale Clodio e successivamente riunificati. L’inchiesta riguarda la strage del 27 giugno 1980, quando il Dc-9 Itavia precipitò nel mar Tirreno causando la morte delle 81 persone a bordo.
I familiari delle vittime: «Accedere ai documenti è fondamentale»
Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, guarda con attenzione sia alla possibile svolta nell’inchiesta sia alla disponibilità annunciata dalla Francia.
«Se il procuratore capo di Roma Lo Voi deciderà di non archiviare l’inchiesta sulla strage di Ustica, sarà una cosa importante», dice all’Adnkronos. Per Bonfietti, l’eventuale accesso ai documenti oggetto delle rogatorie rappresenterebbe un passaggio fondamentale.
La presidente dell’associazione ricorda di avere chiesto personalmente a Meloni, in occasione dell’incontro con il presidente francese Emmanuel Macron a giugno, di sollecitare la collaborazione di Parigi. «Lei mi aveva assicurato che l’avrebbe fatto. Se quindi davvero quei documenti sono stati messi a disposizione della procura è un’ottima notizia», sottolinea.
Tra i familiari delle vittime, la notizia viene accolta come una possibile nuova occasione per approfondire quanto accadde quella notte. Anthony De Lisi, fratello di Elvira e zio di Alessandra, entrambe tra le 81 vittime, parla di una disponibilità arrivata dopo molti anni.
«Meglio tardi che mai. Non so cosa abbia provocato questa resipiscenza tardiva – per non dire tardivissima – del governo francese, ma ben venga», afferma all’Adnkronos.
De Lisi ribadisce la propria ricostruzione della tragedia e sostiene che il Dc-9 Itavia sarebbe stato abbattuto: «Nessuna bomba a bordo, nessun cedimento strutturale, nessun incidente». Secondo il familiare di due vittime, resta da chiarire quale attività militare si verificò quella notte e quale ruolo abbiano avuto eventualmente Libia, Francia o Stati Uniti.
Il punto, aggiunge, non sarebbe soltanto individuare chi materialmente provocò l’abbattimento, ma ricostruire «che tipo di attività di guerra si verificò», se le autorità italiane ne fossero a conoscenza e se vi siano state omissioni nella vigilanza strategica e militare dello spazio aereo nazionale.
«La sera del 27 giugno 1980 si verificò un abbattimento volontario di un aereo civile con 81 persone», afferma De Lisi. E sulla disponibilità francese e sull’eventuale ritiro della richiesta di archiviazione da parte della Procura romana conclude: «È un altro passo verso un doloroso e triste cammino verso la verità».