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Strage Sinagoga ’80 Parigi: Diab, le ultime novità

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Strage alla sinagoga di Parigi (3 ottobre 1980). Le organizzazioni canadesi per i diritti civili suonano l’allarme per l’estradizione di Diab. A loro risponde il reverendo Ron Grossman

 

diabAmnesty International e due dei principali gruppi del Canada per le libertà civili sono intervenuti sul caso dell’estradizione dell’ex professore universitario di Ottawa Hassan Diab, ricercato dalla Francia per il suo presunto coinvolgimento in un attentato terroristico avvenuto il 3 ottobre 1980 presso una sinagoga di Parigi.
Insieme ad Amnesty, la Canadian Civil Liberties Association e la British Columbia Civil Liberties Association hanno presentato interpellanze presso la Corte d’Appello dell’Ontario, affinché sia accolta la richiesta di Diab che si oppone alla decisione federale del ministro della Giustizia Rob Nicholson che si è pronunciata a favore dell’estradizione in Francia dell’accademico. L’udienza è fissata per il mese di novembre.
Né Amnesty né i gruppi per le libertà civili sono entrati direttamente nel merito della causa, ma si dicono profondamente turbati poiché le prove presentate dalla magistratura parigina contro Diab potrebbero essere state raccolte dall’intelligence francese utilizzando anche forme di tortura: «Affrontare il processo in tali circostanze offende i principi fondamentali di giustizia».

Oltre alle preoccupazioni relative alla tortura, la CCLA è intervenuta poiché ritiene che la prova cruciale (una perizia calligrafica) nel processo contro Diab sia inaffidabile e sarebbe inammissibile in qualsiasi corte canadese.
Anche se diligentemente sono stati evitati commenti sulla colpevolezza o sull’innocenza di Diab, gli interventi dei gruppi per i diritti civili sugli aspetti più controversi del caso saranno uno stimolo per Diab e per i suoi numerosi sostenitori.

Che influenza tutto ciò potrà avere sulla sentenza della Corte di Appello è oggi imprevedibile.
I francesi vogliono Diab (libanese di origine palestinese, da anni cittadino canadese), per processarlo. È accusato di omicidio plurimo (nell’attentato alla sinagoga di rue Copernic morirono 4 persone) e tentato omicidio, ma mentre la maggior parte dei casi di estradizione sono spesso semplici procedure burocratiche, il caso Diab si è trasformato in uno dei più complessi casi nella storia giudiziaria del Canada.

Diab, 57 anni, ex professore di sociologia all’Università di Ottawa e di Carleton, si dice innocente e vittima di uno scambio di identità. Fu arrestato il 13 Novembre 2008. Ha trascorso diversi mesi in prigione prima di essere rilasciato su cauzione. Ancora oggi è costretto ad indossare alla caviglia un dispositivo Gps di tracking, dispositivo che ha un costo mensile di 1.500 dollari.

È probabile che nel 2014  si avrà la prima decisione della Corte di Appello ed è quasi certo che chi dovesse perdere si rivolgerà in appello alla Corte Suprema del Canada.

Ad Amnesty e ai due citati gruppi canadesi per i diritti civili, ha rsiposto con una lettera il reverendo Ron Grossman, presidente della Israel’s Hope Ministries of Canada, un’organizzazione religiosa che ha lo scopo di conciliare ebraismo e cristianesimo.

«Nella società occidentale abbiamo affermato il “diritto” di ritenere ogni persona innocente fino a prova contraria. Pertanto, Hassan Diab merita tale diritto. Che Amnesty International tema che “le prove francesi contro di lui siano state raccolte attraverso tortura” e che ciò “offenda i principi di giustizia fondamentale”, mi appare solo una cortina fumogena. La questione è che ci siano prove che indicano Hassan come possibile colpevole. Se egli è certo della sua innocenza, dovrebbe non avere alcun problema ad andare in Francia e provare così la sua estraneità nell’attentato terroristico del 1980 presso la sinagoga di Parigi. Considerando che il sistema legale francese segue il principio fondamentale di innocenza fino a prova contraria, Diab dovrebbe andare e dimostrare la sua innocenza. La sua lotta contro l’estradizione, se non è colpevole, dà un messaggio sbagliato.
L’appello di Amnesty ai “principi di giustizia fondamentale” dovrebbe essere esteso anche nei confronti delle vittime di quella strage di cui Diab è accusato di essere artefice. O la giustizia appartiene solo a chi riesce ad ingraziarsi i gruppi di interesse di alto profilo?».

* Questo aggiornamento sulla vicenda è stato possibile grazie a Chris Cobb dell’Ottawa Citizen.




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