SEGRETI DI STATO (LR Network)
Il giornale tematico del gruppo Liberoreporter sul periodo più buio della Repubblica italiana

Strage di Bologna: la verità che abbiamo sempre cavalcato, ora trova riscontri

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Ci siamo battuti in ogni modo, affinche la verità sulla strage di Bologna prendesse la piega più reale, quella che le prove e le carte dell’epoca (oltre che le intuizioni) ci fornivano, attuando una vera rilettura storica di quanto accaduto in quegli anni, anni in cui si facevano accordi con i palestinesi, in assoluta segretezza, per consentire al terrorismo filo arabo di transitare nel nostro paese con qualsiasi arma o esplosivo di sorta, purché non si ripetesse una nuova “Fiumicino”. La Strage “dimenticata” di Fiumicino del dicembre 1973 è da considerarsi come crocevia dell’apertura all’accordo tra Italia e gruppi filo palestinesi, che l’allora Ministro degli Esteri Aldo Moro, aiutato dal suo capocentro a Beirut, il colonnello Giovannone (che risulterà poi essere coinvolto anche nel caso della scomparsa dei giornalisti De Palo e Toni), ha fortemente voluto, denominato nel tempo LODO MORO, con il quale patto segreto si permetteva ai palestinesi e a coloro che li fiancheggiavano, come il famigerato Gruppo Carlos, di poter far circolare liberamente in Italia qualsiasi tipo di arma, purché il bel paese fosse scevro da attentati. Con la perizia consegnata oggi, si inizia a fare chiarezza sui veri esecutori materiali e mandanti di quanto accaduto a Bologna il 2 agosto del 1980. I tecnici incaricati della nuova perizia sull’esplosivo usato nel capoluogo felsineo, hanno ritrovato un interruttore, pressocché identico a quello che venne ritrovato nella valigia della terrorista del gruppo di Carlos, Christa Margot Frohlich quando venne fermata a Fiumicino nel 1982. Due anni prima, a Bologna, il giorno prima della strage, un ben noto terrorista tedesco, un certo Thomas Kram esperto conoscitore di esplosivi, legato anch’esso al Gruppo del famigerato Ilich Ramírez Sánchez, meglio conosciuto come “Carlos”, si trovava a Bologna e non certo per caso, come si è cercato di far passare la sua visita nel capoluogo emiliano romagnolo. Il ritrovamento  dell’interruttore elettrico di tipo “on-off”, su cui è stata ritrovata l’impronta dell’esplosivo, non è assolutamente compatibile con quanto in uso nella stazione ferroviaria bolognese. Si apre quindi uno squarcio finalmente nella giusta direzione… Sperando che i depistaggi e l’ostinazione di qualcuno nel voler a tutti i costi sostenere che la strage fosse nera, siano davvero terminati. Di materiale, in queste colonne, per voler approfondire quanto nel tempo da questo giornale sostenuto, non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Gaetano Baldi




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