SEGRETI DI STATO (LR Network)
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A colloquio con Giuseppe Fioroni, presidente commissione parlamentare sul caso Moro

9 maggio ’78: a 38 anni da via Caetani parla il Presidente della nuova commissione parlamentare sul sequestro e la morte dello statista democristiano e la sua scorta; il viterbese Giuseppe Fioroni. 

 

Giuseppe Fioroni – fonte foto, Lorenza e Vincenzo Iaconianni/Fotoguru.it

Giuseppe Fioroni – fonte foto, Lorenza e Vincenzo Iaconianni/Fotoguru.it

Il 9 maggio di 38 anni fa la tragica scoperta in Via Caetani. Lo statista pugliese tenuto in prigionia per 55 giorni veniva assassinato dal gruppo armato di sinistra denominato Brigate Rosse. L’Italia ancora chiede a gran voce verità e giustizia. In questo giorno particolare che ha segnato profondamente la nostra Repubblica non poteva mancare il pensiero dell’attuale Presidente della commissione parlamentare sul sequestro e la morte di Aldo Moro e della sua scorta. E’ un viterbese (orgogliosamente come sostiene Lui), noto al grande pubblico per la sua intensa attività nelle Istituzioni. Si chiama Giuseppe Fioroni, già Sindaco di Viterbo dal 1989 al 1995, membro della Camera dei Deputato dal 1996 ad oggi e Ministro della Pubblica Istruzione per il Governo Prodi dal 2006 al 2008. E’ laureato in medicina e chirurgia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ricercatore universitario in Medicina interna (SSD MED/09) all’Università Cattolica di Roma presso il Policlinico Gemelli, già consigliere di amministrazione dell’Istituto Superiore di Prevenzione e Sicurezza sul Lavoro e dell’Istituto Superiore di Sanità. Ma soprattutto è Presidente di una commissione che dal 2014 è alacremente in cerca della verità e – in tal senso – sta indagando per portare alla luce aspetti ancora non chiariti. Non poteva mancare dunque un colloquio amichevole con l’Onorevole Fioroni, in veste non solo di cittadino amante della giustizia e alto esponente ex DC ora PD del mondo politico ma anche e soprattutto di timoniere di detta commissione.

Presidente, Lei, all’epoca, aveva 20 anni. Ha dei ricordi personali di quella tragica giornata?

Mai dimenticherò quella mattina. Ho un ricordo fresco che mi porto sempre nel cuore. Ero studente presso l’Università del Sacro Cuore Policlinico Agostino Gemelli e, con un amico, rientravamo dall’esercitazione di anatomia. Avevamo una valigetta con tutti gli oggetti necessari per i nostri studi; cranio, vertebre e altri accessori. Fummo fermati da una voltante all’altezza di Via della Pineta Sacchetti. I militari ci chiesero la provenienza di quel materiale e dopo i vari accertamenti ci comunicarono la triste notizia. Mi diressi subito a Piazza del Gesù’, storica sede della DC. All’epoca già ero iscritto nel gruppo giovanile del partito.

Quando è stata instituita la Commissione e da quanto ricopre la carica di Presidente?

Mi sono insediato in qualità di Presidente il 2 Ottobre 2014. 15 giorni dopo già eravamo operativi. Ci tengo a precisare che questa commissione, rispetto alle altre in passato, ha dei poteri rafforzati. Gli stessi della magistratura inquirente e giudicante, non abbiamo limiti di indagine e non vi è alcun segreto che ci può  essere opposto da qualsiasi autorità.

Con quale spirito ha affrontato e affronta tale arduo impegno?

Credo molto in questa “missione”, ho ricevuto molto di più di quello che ho dato dalla storia e dall’impegno dei cattolici democratici. Aldo Moro aveva intuito con spirito profetico che andava innovata e ammodernata la nostra democrazia. In quel contesto di Guerra fredda che coinvolgeva anche e soprattutto l’Italia occorreva allargare il consenso democratico di condivisione dei valori di libertà e democrazia. La cosiddetta “democrazia integrale” bisognava costruirla. Valori come democrazia, libertà, giustizia, –  secondo il nostro ex Presidente – potevano essere condivisi da gran parte dei cittadini italiani, dando vita ad una democrazia dell’alternanza dove i governi si avvicendassero per le scelte programmatiche ma senza alterare la libertà.

Qual è lo scopo primario della Commissione? Eppure il commando di Via Fani è stato catturato e giustizia sembra essere fatta. Ci sono ancora verità celate in questa incredibile storia?

Innanzitutto fare chiarezza a 360 gradi. Che il rapimento e il successivo assassinio siano opera delle BR è fuori dubbio. Ma ci sono ancora ombre da chiarire addossabili a tutti coloro che avrebbero potuto sapere e non hanno fatto nulla e a tutti coloro che sapevano ma hanno taciuto. E’ li che il nostro lavoro si sta concentrando. Nel memoriale Morucci ci sono lacune, imprecisioni e omissioni.

Lunedi’ 9 Maggio sono trascorsi 38 anni da ritrovamento del corpo esanime dell’On Moro in Via Caetani. Rispetto alla storia che tutti conosciamo sono emerse ulteriori novità grazie alla Commissione che Lei presiede? Se si, quali?

Innanzitutto propongo ai lettori di andare a visitare il nostro sito e leggersi le ultime pagine della relazione, la prima approvata all’unanimità dalla commissione, che fornisce le linee di indirizzo del nostro lavoro. Piste come quelle del terrorismo – il RAF Rote Armee Fraktion (“Frazione dell’Armata Rossa”) – e la criminalità organizzata; ‘ndrangheta e camorra vanno approfondite chiarendo anche le tante contiguità che ci furono.

Per lunedi’ è stato organizzato qualcosa? Presiederà qualche evento?

Come ogni anno verranno deposte le corone delle Presidenza della Repubblica, della Presidenza del Consiglio e di Camera e Senato. Io alle 09:30 rappresenterò la camera in Via Caetani.

Lei si è fatta una sua idea personale su quanto accaduto in quella triste primavera? E’ tutta colpa degli uomini di Mario Moretti o c’è dell’altro?

L’idea personale – se pur lecita – non rientra nelle mie competenze. Debbo solo ed esclusivamente attenermi ai fatti e alle prove concrete. Questo è il mio ruolo ed in quanto tale va assolutamente rispettato.

Zaccagnini, Andreotti, Cossiga, anche Berlinguer. L’intero parlamento ha optato per la linea della fermezza. Solo Fanfani e Craxi desideravano un soluzione più morbida. Secondo Lei, questa durezza è stata una delle cause della condanna a morte di Moro? Lei, se fosse stato al vertice, cosa avrebbe scelto tra le due? Avrebbe tentato un dialogo con i brigatisti?

Non serve più commentare la linea della fermezza. Mi piace sottolineare che la mattinata del 9 era destinata proprio ad una apertura di dialogo. Fanfani avrebbe parlato alla direzione della Democrazia Cristiana ed il Presidente delle Repubblica Leone e il Ministro della Giustizia Bonifaci avevano deciso di firmare la grazia ad una brigatista malata anche se non lo aveva richiesto. Purtroppo la parte delle BR che voleva eliminare il Moro intuì questa situazione, cosa che non accadde alla parte che voleva liberarlo, e anticipò l’esecuzione alle ore 09:30. Questo è un aspetto che merita approfondimento specialmente dopo quelle dichiarazioni di Mons. Mennini sulla irreperibilità di un possibile canale di ritorno.

L’attuale governo ha declassificato gli atti, un primo passo avanti verso la trasparenza, pensa che un giorno finalmente verremo a capo di questa storia? Ci sarà un momento in cui potremmo scrivere, con orgoglio, la parola fine?

La parola fine si potrà scrivere quando i brigatisti ancora viventi vorranno completare un percorso di riappacificazione e di pentimento fornendo gli elementi di verità che solo loro possono dare per fugare le tante ombre.

Mirko Crocoli
(dal nostro giornale www.liberoreporter.it rubrica Novecento)




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